Il Test Conconi nasce in Italia nel 1976, ad opera del biochimico ferrarese Francesco Conconi, come valida metodica atta a determinare indirettamente la Soglia Anaerobica (SA).
Occorre precisare che il concetto di soglia anaerobica (e la relativa curva sigmoide) fu introdotto per la prima volta dalle ricerche di Wasserman (1964). Il test di Conconi è una versione più semplice delle esperienze di Wasserman, che richiedono una costosa strumentazione di laboratorio.

Pensato in primis come test da campo per podisti con propensione al fondo, nel tempo si è affermato come mezzo di valutazione per molte tipologie di sportivi: atleti che praticano discipline individuali (ciclisti, canottieri, pattinatori, nuotatori, sciatori di fondo…) ma anche atleti che praticano sport di squadra (calcio, pallavolo, pallacanestro…).

Ogni atleta ed ogni persona ha la propria soglia anaerobica e questo valore di frequenza cardiaca può essere mantenuto per poco più di un’ora (facendo una media, in quanto ci sono gare in cui atleti d’elite vanno ben al di sopra di questo limite).

Il test di Conconi è utile per determinare la capacità di compiere un lavoro senza accumulare lattato (comunemente chiamato acido lattico) e quindi di conoscere la velocità e la frequenza cardiaca corrispondente alla propria soglia anaerobica.

Scorrendo il grafico verso destra, ci accorgiamo della presenza di un punto in cui il grafico passa dall’andamento rettilineo a quello curvilineo, è ciò che si chiama deflessione. Da questo momento, se aumentiamo la velocità di corsa, la frequenza cardiaca non cresce in modo proporzionale ma in maniera più ridotta di quanto fatto precedentemente. Il punto in cui la relazione FC/V perde la sua linearità viene definito punto di deflessione (o velocità di deflessione Vd). Tale punto rappresenta proprio quel valore di frequenza cardiaca, relativo anche ad un preciso valore di velocità (km/h) e di potenza (watt) oltre il quale si supera la soglia aerobica entrando in quella anaerobica. Ossia la soglia oltre la quale la produzione di lattato è tale che il sistema di smaltimento diviene inefficace, e subentra l’accumulo.

Una volta eseguito il test di valutazione funzionale e stabilite le frequenze cardiache di allenamento, unico parametro soggettivo per la valutazione e il controllo dell’allenamento, bisogna poter controllare in tempo reale questa fa¬mosa frequenza cardiaca utilizzando un cardiofrequenzimetro.

È corretto impostare il cardiofrequenzimetro in modo che la soglia massima (allarme) corrisponda alla propria soglia anaerobica, o meglio 4-5 battiti oltre, mentre il limite minimo sarà l’ingresso nelle frequenze allenanti, cioè mediamente il valore che corrisponde al 70-75% della soglia stessa. In questo modo il cardio indicherà la fascia utile in cui allenarsi per migliorare (innalzare) la propria potenza aerobica e sarà un compagno esemplare, indicando sia quando quel tipo di lavoro non sia utile all’allenamento, sia quando si supera la soglia, cioè quando l’autonomia comincia a ridursi bruscamente.

In base ai risultai del Test di Conconi si possono:

• scegliere le velocità di allenamento
• scegliere il “passo” di gara
• verificare il carico a fine mesociclo
• verificare lo stato di forma dopo una sosta.


Lorenzo Messina

Dott. Lorenzo Messina Laurea in Medicina e Chirurgia Specializzazione in Medicina dello Sport Dottorato di Ricerca in Scienze Morfologiche e Biotecnologie Master Universitario di II livello Università degli Studi di Firenze in Ottimizzazione Neuro Psico Fisica e CRM Terapia Albo dei Medici Chirurghi di Modena Direttore Sanitario Poliambulatorio CARPI 3000 a Carpi (MO) Socio Ordinario della F.M.S.I. Socio Aderente alla S.I.C. Sport DCO (Ispettore Medico Antidoping)